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Il libro analizza la criminalizzazione della società agropastorale, interpretando la cultura sarda come il relitto di una “società contro lo Stato” occupata da una “potenza estranea”. Rileva come la criminalità tipica sarda nasca dalla sovrapposizione di un sistema imposto dall'esterno a quello indigeno: un ordine giuridico che pretende di giudicare una società che rifiuta lo Stato in quanto le è estraneo. Spiega come, per difendere la propria terra, la propria cultura e il proprio ordine sovrano, la società sarda si ribelli all'aggressione colonialista e il banditismo assuma valore di resistenza nazionale e sociale. Il culto secolare dell'autonomia familiare e comunale, della libertà primigenia, il codice di vita millenario, la ribellione sociale indigena, si esaltano nell'interpretazione anarchista e l'eversionea sa sarda, orientando la resistenza culturale all'attacco diretto al potere accentrato. Prefazione di Matheu Boe. Postfazione di Sara Corona Demurtas.