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Il potere in Italia è stato per quarant'anni l'intreccio tra partiti, grandi imprese e banche. Oggi lo scenario cambia e, nella rottura degli equilibri tra le forze, il Paese si sfalda, mentre le parti politiche si consolidano in strutture di dominio personalistiche. Il potere è ormai allo stato gassoso, in assenza di una classe dirigente capace di tenere insieme la nazione. La magistratura, oltre al dio denaro, sembra essere l'unica forma di potere rimasta, unitamente ai condizionamenti internazionali di una sovranità sempre più limitata, in cui l'egemonia americana è sostituita da quella tedesca. Un saggio di Antonio Pilati riallaccia l'analisi dell'autore alla situazione odierna, ravvisandone una continuità. Chiude il libro la traduzione della lettera aperta del 1996 di Helmut Schmidt, ex-cancelliere tedesco, a Hans Tietmeyer, allora presidente della Bundesbank: un documento archetipo di un potere statale forte dove si sa chi comanda. In Italia, non è dato saperlo. Con un contributo di Roberto Napoletano.
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