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Se «Il poeta è una radio» che «Riceve troppi messaggi», il poeta Jack Spicer non può che scrivere nel modo in cui scrive. Come la radio trasmette molti programmi, in un flusso linguistico pressoché ininterrotto e continuamente variabile grazie al semplice gesto di cambiare canale, il poeta costruisce, decostruisce e ricostruisce la lingua (come dichiara già il titolo 'Language') attraversandone tutti i registri possibili, dal lirico al comico fino al metalinguistico. Si respira, in questi testi, un’aria di grande libertà, che non risparmia, riutilizzandoli, nemmeno materiali linguistici preesistenti come canzoni o testi classici. «Inventiamo un linguaggio diverso per la poesia / E per il cuore – agrammaticale», scrive programmaticamente Spicer. E, in maniera quasi altrettanto programmatica, nelle ultime tre delle sette sezioni del libro, l’inventiva e la libertà investono la lingua e la grammatica nelle loro componenti minime, in una sorta di esplosione finale che ha per protagonisti morfemi, fonemi e grafemi.