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Quel pensiero non sarebbe venuto alla sua luce, o alla sua ombra, senza essere provocato da quella immagine, che diviene essa stessa sintesi sensibile di una dimensione dell'umano. Da Mantegna a Kiefer, una sequenza di incontri ravvicinati e rischiosi con icone irrinunciabili della nostra civiltà. Donne, bambini, anziani: sono gli attori di un dramma ormai al centro di una nuova attenzione, protagonisti di un fermo-immagine che comunica rassegnazione e dignità. Quadro-icona dell'esilio ottocentesco, I Profughi di Parga di Francesco Hayez racconta il trauma dello sradicamento. È la vicenda di una piccola città greca, ceduta nel 1819 dagli inglesi all'impero ottomano, un caso internazionale che monopolizza anche l'interesse di Ugo Foscolo. Ma i gesti, gli sguardi smarriti che ci catturano in questo dipinto, coinvolgono lo spettatore dei nostri giorni come quello di allora, poiché sono gli stessi, per noi familiari e recenti, dei profughi afghani e ucraini, e di coloro che a centinaia sbarcano sulle coste delle nostre isole.
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