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Thor Heyerdahl appartiene a quella rara stirpe di uomini per i quali l'orizzonte non rappresenta un limite, ma un invito. Esploratore, antropologo, archeologo sperimentale e instancabile cercatore di civiltà perdute, Heyerdahl trascorse gran parte della sua vita inseguendo una domanda tanto semplice quanto rivoluzionaria: quanto sono davvero lontani i popoli del passato e quanto, invece, gli oceani che li separavano furono antiche vie di comunicazione?
Da questa domanda nacque una delle più straordinarie avventure del Novecento. Nel 1947 Heyerdahl affidò la propria vita a una fragile zattera di balsa, la Kon-Tiki, costruita secondo tecniche tradizionali sudamericane, e attraversò il Pacifico dal Perù alla Polinesia. Centouno giorni in balia delle correnti, degli alisei e dell'immensità dell'oceano trasformarono quella che sembrava un'ipotesi impossibile in una delle più celebri imprese della storia dell'esplorazione.
Ma la Kon-Tiki fu soltanto l'inizio. Dalle remote isole del Pacifico all'Isola di Pasqua, dalle coste dell'Africa alle acque dell'Atlantico, dalle Maldive alle Canarie, fino alle piramidi di Túcume in Perù e alle misteriose incisioni rupestri dell'Azerbaigian, Heyerdahl continuò a seguire le tracce di antichi viaggiatori e di possibili contatti tra civiltà separate da migliaia di chilometri. Le sue spedizioni Ra e Ra II lo videro attraversare l'Atlantico su fragili imbarcazioni di papiro, mentre con la Tigris affrontò l'Oceano Indiano per dimostrare ancora una volta che le grandi distanze marine potevano essere percorse con tecnologie antiche.
In ogni spedizione Heyerdahl cercava qualcosa di più di una semplice prova. Cercava un filo invisibile capace di collegare culture apparentemente lontane, un possibile percorso attraverso il quale miti, conoscenze, simboli e popolazioni avrebbero potuto attraversare gli oceani molto prima che la storia ufficiale ne riconoscesse la possibilità.
Le sue idee suscitarono entusiasmo, ma anche feroci critiche. Alcune delle sue teorie non hanno trovato conferma nelle successive ricerche archeologiche e antropologiche, mentre altre intuizioni hanno contribuito ad aprire nuove domande sulle migrazioni e sui contatti tra popolazioni antiche. Ed è proprio in questa tensione tra intuizione e prova, tra immaginazione e metodo scientifico, che si trova il fascino più profondo della sua figura.
Questo libro racconta dunque l'uomo dietro il mito dell'esploratore ma racconta anche il lato più controverso della sua ricerca, le teorie audaci, gli errori, le critiche della comunità scientifica e quella straordinaria capacità di Heyerdahl di non arrendersi mai davanti a ciò che sembrava impossibile.
Perché il vero viaggio di Thor Heyerdahl non fu soltanto attraverso gli oceani. Fu un viaggio attraverso le origini dell'umanità, alla ricerca di quei legami perduti che potrebbero aver unito, in un passato remoto, popoli che oggi immaginiamo separati da distanze incolmabili.
Dalle onde del Pacifico alle coste del Sud America, dalle statue enigmatiche di Rapa Nui alle piramidi peruviane, dalle imbarcazioni di papiro alla ricerca di Odino nel Caucaso, questa è la storia di un uomo che fece dell'esplorazione una forma di conoscenza e della conoscenza una sfida permanente all'ignoto. Una storia di oceani sconfinati, isole misteriose, antiche civiltà, naufragi, scoperte e controversie. Ma soprattutto la storia di un uomo che, fino alla fine della sua vita, continuò a guardare oltre l'orizzonte, convinto che dietro ogni confine potesse nascondersi una storia ancora da raccontare.