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C'è un'origine comune a molte vocazioni artistiche: la resistenza. Marisa Sicolo, mezzosoprano del Maggio Musicale Fiorentino, non ha fatto eccezione. Fu il padre a iscriverla al Conservatorio; lei, all'inizio, aveva ben altro per la testa. Poi — come racconta in questo memoir sincero e luminoso — qualcosa cambiò. Non di colpo, non per folgorazione, ma attraverso un innamoramento lento e bruciante per la voce, per la scena, per il repertorio lirico. Tutta colpa del pianoforte è la storia di una carriera costruita senza il cliché dell'enfant prodige: un percorso insolito, a tratti faticoso, sempre ricco di umanità. Le memorie dell'autrice attraversano la Firenze degli anni Ottanta e Novanta, stagione di fermento civile e artistico, e portano il lettore dentro le quinte di un'istituzione leggendaria. Lungo il cammino si incontrano Nino Rota, Zubin Mehta, Riccardo Muti, ma anche un pitone giallo e gli scherzi tra colleghi — dettagli che restituiscono il clima giocoso e insieme esigente del lavoro in teatro. Un libro che i melomani apprezzeranno per i dettagli tecnici e gli aneddoti di repertorio, ma che saprà parlare anche a chi con la lirica non ha ancora fatto i conti. Perché il vero tema, alla fine, è quello universale del talento che si scopre controvoglia. Con una nota di lettura di Susanna Trossero.
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